Chi sono

Rinascimento della materia

Nacque al risveglio di una fresca mattina primaverile di qualche anno fa, l’idea di dar vita ad

un progetto artistico…..la Maiella, ben visibile dalla finestra della mia camera, mi forniva già l’elemento naturale che da centinaia di anni è utilizzato dagli “scalpellini” del territorio nel quale sono nato nel 1967 (…..anno d’inizio dell’arte povera), per realizzare lavori artigianali.
L’obbiettivo era quello di “elevare” il contenuto culturale di un materiale dai più definito “povero”, da troppo tempo imprigionato nella gabbia dell’artigianato artistico, per liberarlo proiettandolo nel mondo della scultura.
Creai così “Rinascimento della materia”, un progetto su cui lavoro dal 2013, che mi ha permesso di trasformare la tradizione codificata dal binomio oggetto-funzione in un linguaggio artistico, dove la ricerca di nuove forme, seguendo una connotazione estetica-emozionale, emerge dalla pietra plasmata e racconta ormai una storia contemporanea dirottata nell’arte.

Con il desiderio di “rubare” una dimensione alla scultura classica attraverso uno svuotamento della materia, approdo al concetto di una “bidimensionalità plasmata”.
L’astrazione del volume morto, porta alla luce l’anima viva della pietra, è un energia intima ma irrequieta, finora imprigionata, che pur di liberarsi spinge con forza verso l’esterno, duella con la materia stessa che invano cerca di contenerla, ma la sua potenza è tale che la schiaccia, la assottiglia, la piega, generando finalmente la “forma”.

L’equilibrio tra un volume fisico ed uno spirituale determina un nuovo ordine della scultura, governata dalla leggerezza e pulizia della forma, da linee morbide ma severe, dall’elasticità, tensione e dinamismo cercate nella materia sterile, amplificate con l’utilizzo di cordicine che legando lembi sottili e deformati come un istantanea materica, fissano la forma, ma rimandano all’idea di un “effetto memoria” nel caso in cui si decidesse di reciderle perdendo in un attimo quella desiderata e armoniosa elasticità a fatica raggiunta.

Questa nuova poetica supera quella della scultura tradizionale, definita dallo storico rapporto “volume-peso” e scontata superfice piana dove risiedere, le opere infatti si elevano verso l’alto e viaggiando eleganti in cerca di orizzonti inesplorati, trovano ormai pareti verticali dove ancorarsi, materializzando anche con una nuova sede espositiva l’iniziale obbiettivo di “elevazione”.
E’ un racconto intriso di pietra, forma e spazio che rompe gli schemi, disorienta lo spettatatore che viene dirottato verso la percezione visiva di un materiale alternativo.

Ormai le opere con spirito libero guardano negli occhi l’osservatore, avviando con lui un dialogo si relazionano sulla complessità della società contemporanea, raccontando con il “pieno” il loro vissuto, talvolta con la presenza di fossili riportati in vita dopo milioni di anni ma costretti ad un linguaggio contemporaneo, e aprendosi ascoltano l’interlocutore, tentando di imprigionare nella profondità dei loro “vuoti” le problematiche catturate nel discorso.
Solidà e peso della pietra sono ribaltate, si fanno portavoce infatti di fragilità e leggerezza della società capitalistica contemporanea, troppe volte capace di comunicare con medium virtuali la propria solitudine esistenziale.
Frutto del “riappropiarsi” di un territorio, che dialoga tra passato e futuro, Il mio linguaggio invece è un “comunicare materiale”, sincero, tattile, che partendo da una estetica-emozionale, ha come obbiettivo finale il desiderio di evocare profondi e piacevoli sentimenti nel fruitore dell’opera, sancendo di fatto una vera e propria “rinascita della materia”.

Luigi D’Alimonte

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